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Crisi d’impresa. Presentato lo studio realizzato con il Dipartimento di Management di Ca' Foscari

Sono in totale 687 le imprese venete in crisi che nel decennio 2006-2016 sono ricorse alle procedure di ristrutturazione giudiziale del debito. Di queste 224 sono state prese in esame da uno studio del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ FoscariVenezia e della Camera di Commercio di Venezia Rovigo per analizzare le misure adottate in fase di rinegoziazione con i creditori e le strategie che hanno permesso una ripresa più rapida del business. La ricerca basata sull’incrocio dei dati contenuti nel Registro Imprese e lo studio dei documenti legali, presentata il 20 novembre scorso al Campus scientifico di via Torino a Mestre, ha l’obiettivo di analizzare gli scenari contenuti nel nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza in vigore da agosto 2020 e capire in quale modo superare i momenti più difficili senza pregiudicare irrimediabilmente il business, grazie anche al supporto delle Camere di Commercio.

Su 224 imprese esaminate, 136 hanno adottato un piano di ristrutturazione per la continuità del business (41 in continuità diretta e 95 indiretta) mentre 88 sono finite in liquidazione. Delle imprese in continuità, il gruppo definito nella ricerca “imprese sovra-performanti”, che registra una crescita media dei ricavi del +26,4% fin dal primo anno seguente l’omologazione del piano di ristrutturazione, nella fase negoziale con i creditori è riuscito a non disperdere le risorse aziendali, ha adottato una politica di preservamento del valore dell’attività d’impresa limitando la vendita degli asset materiali e immateriali, i tagli al personale e ai costi aziendali. Le stesse aziende, inoltre, offrono ai creditori maggiori tassi di recupero del credito. Al contrario il gruppo definito nella ricerca “imprese sotto-performanti”, con un tasso di crescita medio negativo del -91,9%, nella fase di negoziazione si è concentrato su interventi prettamente legati al recupero di liquidità, tagliando il personale, i costi di produzione e vendendo gli asset aziendali.

“I risultati evidenziano chiaramente alcuni interventi che possono velocizzare il risanamento del business di un’azienda in crisi - spiega Ugo Rigoni, Dipartimento di Management di Ca’ Foscari -. Dimostrano come le aziende capaci di contenere la dispersione degli asset aziendali e di preservare i posti di lavoro riescano a offrire ai creditori maggiori tassi di recupero dei loro crediti. Al contrario concentrarsi unicamente su interventi finanziari, quali la ridefinizione della quota di debito bancario, nonostante sia essenziale per l’approvazione del piano di ristrutturazione, si rivela non funzionale per la velocità di ripresa del business. Tutto ciò suggerisce come la dimensione operativa e la dimensione strategica dell’azienda rappresentino, in un’ottica di ripresa del business e al contempo di maggior recupero del credito, il vero perno di accordi fra impresa e creditori, che vedono vincitori sia i creditori, sia l’impresa e la rete di soggetti che vi gravita”.

“La ricerca offre valide e preziose indicazioni operative e finanziarie ai manager delle imprese, ai loro creditori e ai professionisti che seguono le procedure per rendere più agevole la soluzione alla crisi d’impresa in un’ottica di risanamento del business e al contempo di maggior recupero del credito - commenta Giuseppe Fedalto, presidente Camera di Commercio di Venezia Rovigo - Con la recente riforma del diritto fallimentare le Camere di Commercio hanno una nuova importante funzione nel processo, prodromica all’eventuale avvio delle procedure giudiziali. Grazie all’istituzione dell’Organismo di composizione della crisi d'impresa (OCRI) che ha il compito di ricevere le segnalazioni da parte degli organi di controllo societari e dei creditori pubblici qualificati, gli enti camerali possono intervenire preventivamente per evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi di un’impresa possa portare all’insolvenza”.

L’OCRI è composto da tre esperti inseriti in un Albo speciale del Ministero della Giustizia, nominati da un referente su designazione del presidente dal Tribunale, dal Presidente della Camera di commercio e dalle associazioni di categoria. Secondo la nuova legge, la procedura d’allerta può essere attivata in tre modalità: su base volontaria dall’imprenditore; dagli organi di controllo dell’azienda che, in caso di indicatori negativi, segnalano il caso all’Ocri; oppure su segnalazione da parte di creditori pubblici (Inps, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate - Riscossione) nel caso in cui l’indebitamento superi determinate soglie. Il collegio di esperti dell’Ocri assiste l’impresa accompagnandola alla soluzione della crisi.

Ultimo Aggiornamento: 20/11/2019
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